L’Italia nella crisi di Hormuz: diplomazia, missioni navali e sicurezza alimentare
Roma 13 maggio 2026
Di Antonio Tajani
Sin dallo scoppio della guerra tra Iran e Stati Uniti, l’Italia si è mossa insieme ai partner europei, al G7 e agli organismi multilaterali per favorire la cessazione delle ostilità, assicurare la riapertura dello Stretto di Hormuz e riportare stabilità in Medio Oriente. In questo quadro, il nostro Paese ha manifestato la disponibilità a partecipare, una volta concluso il conflitto, a una coalizione internazionale a carattere difensivo per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto.
Cone ho ricordato in queste ore intervenendo in Commissione al Parlamento italiano, per il nostro Governo il blocco di Hormuz non rappresenta una semplice crisi regionale, ma uno shock globale destinato a incidere sulla sicurezza energetica, sulla competitività industriale e sugli equilibri economici internazionali. Un rischio particolarmente rilevante per tutti i paesi della regione, ma anche per un Paese esportatore come l’Italia, il cui export vale circa il 40% del PIL.
Lo Stretto di Hormuz, lo sappiamo, è infatti uno snodo strategico del commercio mondiale: attraverso quel passaggio transita circa il 20% del petrolio globale, un quarto delle esportazioni di gas naturale liquefatto e una quota rilevante delle materie prime necessarie alle filiere produttive internazionali. L’insicurezza delle rotte commerciali e il rincaro dell’energia hanno già iniziato a produrre effetti sulle famiglie e sulle imprese europee. Nonostante il rallentamento del commercio globale e l’impatto dei dazi, nel 2025 l’export italiano è comunque cresciuto del 3,3%, confermando quanto la stabilità delle rotte marittime sia essenziale per l’economia nazionale.
Quello che ci preoccupa, tuttavia, non è soltanto l’impatto sull’industria nazionale. A destare allarme sono anche le conseguenze sui Paesi più fragili dell’Africa e del Mediterraneo allargato. Dallo Stretto di Hormuz passa infatti circa il 30% delle esportazioni mondiali di fertilizzanti, fondamentali per la sicurezza alimentare di molte economie vulnerabili. Il caso del Sudan, dove continua a consumarsi una delle più gravi crisi umanitarie al mondo, è emblematico. L’aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti rischia infatti di ridurre le produzioni agricole, alimentare l’inflazione e aggravare instabilità, carestie e flussi migratori verso l’Europa.
Per questo motivo, all’inizio di maggio abbiamo convocato una riunione insieme con il mio omologo croato — presidente di turno del MED9 — invitando trenta Paesi del Mediterraneo, del Medio Oriente e dei Balcani, oltre alla FAO, per lanciare la “Coalizione di Roma per la Sicurezza Alimentare e l’Accesso ai Fertilizzanti”, un forum permanente per individuare soluzioni immediate e concrete.
La nostra lettura è che la crisi di Hormuz sia il riflesso di un conflitto più ampio, radicato in decenni di tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. In questo scenario, continuiamo a sostenere che la via diplomatica resti l’unica percorribile, e ribadiamo che Teheran non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici capaci di destabilizzare ulteriormente la regione.
Non possiamo cancellare il ricordo della repressione delle proteste giovanili in Iran, soffocate nel sangue dal regime. Una repressione che continua ancora oggi attraverso arresti ed esecuzioni capitali contro gli oppositori. Nelle ultime settimane, Teheran ha colpito indiscriminatamente aree residenziali, alberghi, ospedali e infrastrutture energetiche in diversi Paesi del Golfo. Attacchi che proseguono ancora oggi e che abbiamo condannato con fermezza, esprimendo solidarietà a Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Arabia Saudita.
Sul piano diplomatico, ho mantenuto un contatto costante con l’amico Segretario di Stato USA Marco Rubio, che ho incontrato a Roma nei giorni scorsi. Abbiamo concordato sulla necessità di preservare il legame transatlantico e di lavorare congiuntamente per la pace e la stabilità internazionale. Ho anche confermato il sostegno ai negoziati in corso in Pakistan, che consideriamo fondamentali per mantenere aperta una prospettiva diplomatica.
Ho proseguito il dialogo anche con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, sottolineando la necessità che Teheran negozi “in buona fede” e riprenda la collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ricostruendo al tempo stesso relazioni positive con i Paesi del Golfo.
Nelle scorse settimane mi sono poi recato in Cina, per incontrare il Ministro degli Esteri Wang Yi, che ho sollecitato per un ruolo più attivo di Pechino nella mediazione con Teheran. Parallelamente, Roma mantiene un filo diretto con i partner regionali del Golfo, considerati interlocutori indispensabili per qualsiasi soluzione diplomatica duratura e per il futuro ripristino della libertà di navigazione nello Stretto.
Sul piano operativo, l’Italia è pronta a mettere a disposizione l’esperienza maturata nelle missioni navali europee nel Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nel Mediterraneo. In particolare, riteniamo necessario rafforzare la missione europea ASPIDES, che attualmente vede solo Italia e Grecia impegnate nei pattugliamenti del Mar Rosso per garantire il trasporto marittimo.
Nella missione multilaterale che verrà lanciata nello Stretto di Hormuz, l’Italia potrebbe contribuire alle operazioni di sminamento e alla sicurezza della navigazione commerciale.
Riteniamo, tuttavia, che una pace duratura in Medio Oriente non possa prescindere dalla stabilità del Libano.
Il Governo italiano sostiene il dialogo tra Israele e Beirut mediato dagli Stati Uniti e ha offerto la disponibilità a ospitare colloqui diretti tra le parti. Nel corso della missione in Libano dello scorso aprile, ho ribadito al presidente Joseph Aoun il sostegno italiano a un percorso che trasformi l’attuale tregua in un vero processo di pace.
L’Italia sta inoltre lavorando con Libano e Stati Uniti a iniziative per rafforzare le capacità delle forze di sicurezza libanesi, in particolare nel contrasto al riciclaggio e ai traffici illeciti. Washington e Bruxelles guardano poi a Roma come a un attore sempre più centrale per rafforzare la statualità di Beirut, un tema che ho affrontato anche nel mio recente incontro alla Farnesina con il Ministro degli Esteri libanese.
Manteniamo alta anche l’attenzione sulla sicurezza dei nostri militari impegnati nella missione UNIFIL, nella missione bilaterale MIBIL e nel Comitato Tecnico Militare per il Libano a guida italiana. Parallelamente, non smetteremo di chiedere la protezione delle comunità cristiane nel Paese, dopo le violenze dei coloni estremisti israeliani contro villaggi del sud del Libano, compresi quelli a maggioranza cristiana.
Il tema delle violenze dei coloni estremisti israeliani è stato affrontato anche a Bruxelles, dove fra Ministri europei abbiamo appena dato il via libera a nuove, pesanti sanzioni nei loro confronti. Nella stessa seduta, abbiamo approvato ulteriori sanzioni contro i terroristi di Hamas, il cui disarmo resta una priorità assoluta. L’Italia continua a seguire con attenzione la situazione a Gaza e nei Territori palestinesi, mantenendo un ruolo attivo negli aiuti umanitari e nella futura ricostruzione, con l’obiettivo di arrivare a due Stati capaci di convivere in pace e sicurezza.
In questa prospettiva si inserisce anche l’arrivo in Italia, in questi giorni, di 72 studenti palestinesi vincitori di borse di studio presso università italiane: un investimento che consideriamo parte della formazione della futura classe dirigente palestinese.

Italy in the Hormuz crisis: diplomacy, naval missions and food security
Roma, May 13, 2026
by Antonio Tajani
Since the outbreak of the war between Iran and the United States, Italy has acted together with its European partners, the G7 and multilateral organisations to promote a cessation of hostilities, ensure the reopening of the Strait of Hormuz and restore stability in the Middle East. Within this framework, our country has expressed its willingness to take part, once the conflict has ended, in an international defensive coalition aimed at restoring freedom of navigation in the Strait.
As I recalled in recent hours in my address to a parliamentary committee in Italy, for our Government the blockade of Hormuz is not a mere regional crisis, but a global shock destined to affect energy security, industrial competitiveness and international economic balances. This is a particularly significant risk for all countries in the region, but also for an exporting country such as Italy, whose exports account for around 40% of GDP.
The Strait of Hormuz, as we know, is a strategic hub of global trade: around 20% of global oil, a quarter of liquefied natural gas exports and a significant share of raw materials essential to international supply chains pass through it. The insecurity of trade routes and rising energy prices have already begun to affect European households and businesses. Despite the slowdown in global trade and the impact of tariffs, in 2025 Italian exports still grew by 3.3%, confirming how essential the stability of maritime routes is to the national economy.
What concerns us, however, is not only the impact on domestic industry. Alarm is also growing over the consequences for the most fragile countries in Africa and the wider Mediterranean region. Around 30% of global fertiliser exports pass through the Strait of Hormuz, and these are essential for the food security of many vulnerable economies. The case of Sudan, where one of the world’s most serious humanitarian crises continues to unfold, is emblematic. Rising energy and fertiliser prices risk reducing agricultural production, fuelling inflation and worsening instability, famine and migratory flows towards Europe.
For this reason, at the beginning of May we convened a meeting together with my Croatian counterpart — the current President of the MED9 — inviting thirty countries from the Mediterranean, the Middle East and the Balkans, as well as the FAO, to launch the “Rome Coalition for Food Security and Access to Fertilisers”, a permanent forum to identify immediate and concrete solutions.
Our assessment is that the Hormuz crisis reflects a broader conflict rooted in decades of tensions between the United States, Israel and Iran. In this context, we continue to maintain that diplomacy remains the only viable path, and we reiterate that Tehran must not acquire nuclear weapons or missile systems capable of further destabilising the region.
We cannot forget the repression of youth protests in Iran, brutally suppressed by the regime. This repression continues today through arrests and capital executions against opponents. In recent weeks, Tehran has indiscriminately struck residential areas, hotels, hospitals and energy infrastructure in several Gulf countries. These ongoing attacks have been firmly condemned by us, and we have expressed solidarity with the United Arab Emirates, Qatar, Kuwait, Oman and Saudi Arabia.
On the diplomatic front, I have maintained constant contact with my friend the US Secretary of State Marco Rubio, whom I met in Rome in recent days. We agreed on the need to preserve the transatlantic bond and to work jointly for international peace and stability. I also confirmed support for ongoing negotiations in Pakistan, which we consider essential to keeping a diplomatic perspective open.
I have continued dialogue with the Iranian Foreign Minister Abbas Araghchi, stressing the need for Tehran to negotiate in “good faith” and resume cooperation with the International Atomic Energy Agency, while at the same time rebuilding positive relations with Gulf countries.
In recent weeks I also travelled to China, where I met Foreign Minister Wang Yi, whom I urged to play a more active role for Beijing in mediating with Tehran. At the same time, Rome maintains a direct channel with Gulf regional partners, considered indispensable interlocutors for any lasting diplomatic solution and for the future restoration of freedom of navigation in the Strait.
On the operational level, Italy stands ready to make available the experience gained in European naval missions in the Red Sea, the Indian Ocean and the Mediterranean. In particular, we consider it necessary to strengthen the European mission ASPIDES, which currently sees only Italy and Greece engaged in patrols in the Red Sea to ensure maritime transport security.
In the multinational mission that will be launched in the Strait of Hormuz, Italy could contribute to mine-clearing operations and to the safety of commercial navigation.
We nevertheless believe that lasting peace in the Middle East cannot be achieved without stability in Lebanon.
The Italian Government supports the dialogue between Israel and Beirut mediated by the United States and has offered its willingness to host direct talks between the parties. During my mission to Lebanon last April, I reiterated to President Joseph Aoun Italy’s support for a process that turns the current ceasefire into a genuine peace process.
Italy is also working with Lebanon and the United States on initiatives to strengthen the capacity of Lebanese security forces, particularly in combating money laundering and illicit trafficking. Washington and Brussels increasingly look to Rome as a key actor in strengthening the statehood of Beirut, an issue I also addressed during my recent meeting at the Farnesina with the Lebanese Foreign Minister.
We also remain fully attentive to the security of our military personnel engaged in the UNIFIL mission, the bilateral MIBIL mission and the Italian-led Military Technical Committee for Lebanon. At the same time, we will continue to call for the protection of Christian communities in the country, following violence by extremist Israeli settlers against villages in southern Lebanon, including those with Christian majorities.
The issue of violence by extremist Israeli settlers was also addressed in Brussels, where European ministers have just approved new, significant sanctions against them. In the same session, further sanctions were approved against Hamas terrorists, whose disarmament remains an absolute priority. Italy continues to closely monitor the situation in Gaza and the Palestinian Territories, maintaining an active role in humanitarian assistance and in future reconstruction efforts, with the aim of achieving two states able to live side by side in peace and security.
In this context also falls the arrival in Italy, in recent days, of 72 Palestinian students awarded scholarships at Italian universities: an investment we consider part of the training of the future Palestinian ruling class.

